Mi ha lasciato molto perplesso l’articolo del Giornale sullo scudetto che ha vinto l’anno scorso l’Inter. Si sostiene che i nerazzurri abbiano rallentato volontariamente nella seconda parte della stagione, quando avevano un vantaggio di una decina di punti sulla Roma, per ridare vita alle scommesse sullo scudetto. E tutto questo per assecondare le spinte delle compagnie di scommesse, se ho capito bene le normali compagnie, quelle con licenza e agenzie per le strade per intenderci. Il tutto sarebbe contenuto in un fascicolo di inchiesta della Procura di Milano.
Nel corso della giornata sono arrivate le smentite, quella della Procura di Milano (”nessun fascicolo”) e di Moratti (”buffonate”). E la replica del Giornale (”è tutto vero”). A me però tutto il ragionamento di questo ipotetico fascicolo non sembra stare in piedi, per un semplice fatto. Le scommesse su chi vince un campionato, in gergo le antepost, assicurano una parte minima della raccolta.
In realtà sono scommesse promozionali, servono solo a fare pubblicità. Ci si gioca quasi esclusivamente a inizio campionato, e in genere si punta sulle squadre che potrebbero fare il colpaccio, e che hanno una quota alta. Perché congelare per dieci mesi cento euro scommettendo sull’Inter, se a fine stagione ne riprendi duecento? Insomma, alla fine dei conti, nel bilancio annuale le antepost rappresentano qualcosa di molto inferiore all’1% dell’intera sul calcio. In altre parole una bella partita da sola, un derby o la finale di Champions, raccoglie di più.
Mi sembra evidente a questo punto che non ci sia alcun ritorno economico. Credo invece che chiedere a una squadra di correre il rischio di buttare all’aria uno scudetto abbia un certo costo. Ma magari mi sbaglio io…
Foto | Flickr
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