Dalle Alpi Aurinea a Capo Maluk, sull’isola di Lampedusa, l’Italia è unita nel nome del gioco e dello spirito di sbarcare il lunario. Tanto che lo scorso anno, abbiamo affidato alla buona sorte quasi 47 miliardi di euro. Le previsioni dicono che alla fine di quest’anno giochi e lotterie varie avranno raccolto 50 miliardi di euro; importo che equivale a tre Leggi finanziarie. Perché gli italiani sono un popolo di giocatori e pure accaniti.
Secondo gli economisti, il gioco è ormai la quarta industria nazionale; prima per ritmi di crescita. Parola dell’Agipronews, agenzia specializzata nel dare i numeri nel mondo delle giocate. La gallina dalle uova d’oro è il mondo delle scommesse online. A controllare il mercato ci pensa l’Aams, l’azienda pubblica dei Monopoli di Stato.
In parole povere, nel 2008, il giocatore italiano medio ha speso poco meno di 750 euro, vincendone 477 circa. Il resto l’hanno messo nel portafogli operatori e gestori. Non solo: a tirare un sospiro di sollievo sulla crisi è anche l’amministrazione tributaria che, lo scorso anno, ha incassato, sotto forma di imposta su giochi e scommesse, quasi 8 miliardi di euro: qualcosa in più del doppio del gettito dell’Ici (cancellata dal governo Berlusconi) o del quadruplo di quanto spenderà il governo nel 2009 per la social card e gli assegni agli indigenti.
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